Terrecotte di Rorò

In occasione della mostra presso la “Galleria di Villa Niscemi” Maggio 1999, presentata dal poeta Pino Giacopelli ed inaugurata dall’allora  Sindaco di Palermo Prof. Leoluca Orlando.

Premio per Rorò
Osservando le terrecotte di Rorò, viene in mente il poetico brano di Vincenzo Consolo “Nottetempo casa per casa”; Dalla terra nasce ogni terraglia, dal fuoco nasce, dall’aria, dall’acqua, nasce ogni forma dell’informe, dal miscuglio l'ordine, la bellezza, l'armonia dal necessario.
Amore e pazienza muovono il mondo, muovono mano, intelligenza, creano il pieno e il vuoto, il concavo e il convesso".
Tutte caratteristiche che ritroviamo nell'operare di Rorò: l'ordine, il miscuglio, la bellezza, l'armonia, l'autore, la pazienza, l'intelligenza.
Tutti sanno che a Monreale, dal XII secolo si ammira una cattedrale arabo-normanna, rivestita di oltre 7.000 metri quadrati di paste vitree che hanno fatto di questa città la Capitale del Mosaico. Ma pochi ricordano che nél cuore della Conca D'Oro, nella vicina montagna della Moharda, hanno affondato le mani i primi figuli dando inizio all'arte di plasmare la terra con la cultura dell'argilla.

Momento della Premiazione di Rorò
Ma, mentre la tradizione si è interrotta, le vie misteriose del dna dei monrealesi, ogni tanto, scoprono ascendenze, attitudini che sembrano sogni. Si spiegano così alcune presenze antiche e contemporanee e soprattutto, questo approccio nuovo a questa materia povera ed informe, come l'argilla.
La ceramica di Rorò, infatti, - per le ascendenze che ho richiamato e per gli studi da lei compiuti e per la passione che la anima - ha assunto una caratterizzazione particolare: attraverso la "tecnica al mosaico" e quel "sentire" assimilato da uno dei più grandi pittori di questo nostro secolo, come Paul Klee, realizza oggetti e composizioni di grande originalità.
Rorò, come Klee, prende dall'arte (e questo è naturale), perché l'arte nasce dall'arte come il figlio dalla madre, ma prende dalla vita, da quella vissuta realmente e da quella immaginata come possibile.
Di certo il suo linguaggio non può prescindere dai colori della solarità. Ma di una solarità mai arrogante. Eppure calda e vibrante di emozioni.
Nelle sue ultime opere, i colori (che precedentemente avevano caratterizzato una linea, un ciclo: quello del bianco, del giallo, del blu, per l'appunto, con l'aggiunta del rosso), hanno preso a convivere realizzando un accordo cromatico che dà al design una armonia, un anelito nuovo. Una fase nuova, che distingue e fa sintesi, dove la morbida pressione delle dita sulla creta e la sobria mistura degli smalti celebrano la metamorfosi d'una implacabile inclinazione febbrile che esalta l'intuizione e l'ingegno e dà sfogo all'immaginazione.
E' difficile pensare che da una materia così povera come l'argilla, che pure è una materia primordiale e perenne (dello stesso impasto dell'uomo), dopo il suo farsi e il suo comporsi con i colori e la sua cattura nel forno che avvampa, possano ottenersi simili alchimie.
Si sappia però che il mistero si compie perché la mente ha elaborato un progetto per trarne forme di rara bellezza.
Quella bellezza che Rorò sa plasmare con vero talento di artista e dalla quale è lecito aspettarsi esperienze sempre più impegnative.

Pino Giacopelli

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