Terrecotte di Rorò

Osservando le terrecotte di Rorò (Sala di Esposizione di Via Ritiro, 6, a Monreale) viene in mente il poetico brano del romanzo di Vincenzo Consolo "Nottetempo, casa per casa": " Dalla terra nasce ogni terraglia, dal fuoco nasce, dall'aria, dall'acqua, nasce ogni forma dell'informe, dal miscuglio l'ordine, la bellezza, l'armonia dal necessario.
Amore e pazienza muovono il mondo, muovono mano, intelligenza, creano il pieno e il vuoto, il concavo e il convesso".
Tutte caratteristiche che ritroviamo nell'operare di Rorò: l'ordine, il miscuglio, la bellezza, l'armonia, l'amore, la pazienza, l'intelligenza. Rorò, da brava architetto sa che per Giò Ponti: "l'arte della ceramica è di quelle arti che, per la loro origine artigianale, hanno una perenne innocenza, una imperturbabilità di fronte alle peripezie intellettuali delle arti maggiori".

Perché la giovane architetto monrealese Rossella Zuccaro, in arte "Rorò", cinque anni fa, visitando un laboratorio di ceramica, abbia riscoperto la sua passione per l'arte e, dopo aver frequentato un corso di ceramica presso l'Accademia di Belle Arti "Abadir" di S. Martino delle Scale, abbia sentito l'urgenza di mettersi alla prova, non lo sa neppure lei. Pensa di aver dato senso a un suo vecchio sogno. Tutti sanno che a Monreale, dal XII secolo si ammira una Cattedrale arabonormanna, rivestita di oltre settemila metri quadrati di paste vitree che hanno fatto di questa Città la Capitale del Mosaico.
Ma pochi ricordano che nel cuore della Conca d'Oro, nella vicina Montagna della Moharda, hanno affondato le mani i primi figuli dando inizio all'arte di plasmare la terra con la cultura dell'argilla.
Ma, mentre la tradizione si è interrotta, le vie misteriose del DNA dei monrealesi, ogni tanto, scoprono ascendenze, attitudini che sembrano sogni.
Si spiegano così alcune presenze antiche e contemporanee e, soprattutto, questo approccio nuovo a questa materia povera e informe, come l'argilla. Non si dimentichi, intanto, che l'abside della Chiesa della Collegiata di Monreale (che custodisce il venerato simulacro del Crocifisso di Monreale che compare in moltissimi dipinti del noto pittore monrealese Saverio Terruso), contiene il più grande pannello italiano di maiolica del `700.

E da artista fantasiosa e creativa, guarda al mondo della ceramica non come a un mondo immobile chiuso, arroccato in una perfezione fattuale ormai definita e sigillata, ma come a un campo fertile di proposte innovative. La ceramica di Rorò, infatti, - per le ascendenze che ho richiamato e per gli studi da lei compiuti e per la passione che la anima - ha assunto una caratterizzazione particolare: attraverso la "tecnica a mosaico" e quel "sentire" assimilato da uno dei più grandi pittori di questo nostro'secolo, come Paul Klee, realizza oggetti e composizioni di grande originalità.
Rorò, come Klee, prende dall'arte (e questo è naturale}, perchè l'arte nasce dall'arte come il figlio dalla madre, ma prende dalla vita, da quella vissuta realmente e da quella immaginata come possibile.
Il Tempio normanno, le absidi, il racconto delle tessere musive, pure evidenti, sono ri-create, ri-vissute, caricate di nuove simbologie.
Certo, di Klee (del pittore svizzero morto nel 1940), c'è il richiamo alla ricerca della linea duttile, leggera, creante, pronta a tutte le metamorfosi, a tutti gli equilibri e a tutte le polifonie (Klee era anche un grande musicista), ma c'é soprattutto il connotato più geniale di questo artista: quello di partire da una
problematica semplicissima e arrivare a una poetica di notevole forza che la assorbe completamente. Le cadenze geometriche, gli intrecci (che evocano quelli dei cestai del quartiere monrealese della Baviera), il ricordo di architetture arabeggianti ci dicono del suo impegno ad aprire i tradizionali mezzi di espressione della antica terra dei vasaia nuove istanze.
Sarebbe tempo, quindi, che a Monreale, la ceramica - anche se non ostenta una grande tradizione - avesse un suo piccolo Museo e, massimamente, che si avesse consapevolezza che, in questa Città d'Arte c'è, palesemente, una realtà significativa che attiene proprio alla ceramica ed al mosaico e a potenziali laboratori di sperimentazione di prototipi e di modelli, di cui l'industria avrà sempre più bisogno.
I mosaici di Pino Anselmo e le terrecotte di Rorò ne sono un esempio illuminante.

In effetti, i manufatti di Rorò, sia che siano piccoli oggetti decorativi o funzionali; o piatti (come quello offerto recentemente ai reali di Spagna dove è stilizzato lo "Stupor mundi"), sia che siano pannelli, mattonelle, o, addirittura, vere e proprie trasposizioni di opere di Klee, hanno sempre una loro identità che attiene alla materia, al segno e al colore. Vale a dire a uno stile inconfondibile che mentre fa memoria delle antiche botteghe figuline, coniuga qualità, modernità e tradizione.
E, come a segnalare la preziosità delle sue ceramiche, ha scelto una tavolozza essenziale: il bianco della verità, il giallo quarzite e il blu azulene. Recentemente è comparso anche il rosso cardiaco. Di certo il suo linguaggio non può prescindere dai colori della solarità. Ma di una solarità mai arrogante. Eppure calda e vibrante di emozioni. Nelle sue ultime opere, i colori (che precedentemente avevano caratterizzato una linea, un ciclo: quello del bianco, del giallo, del blu, per l'appunto, con l'aggiunta del rosso), hanno preso a convivere realizzando un accordo cromatico che dà al design una armonia, un anelito nuovo.

Una fase nuova, che distingue e fa sintesi, dove la morbida pressione delle dita sulla creta e la sobria mistura degli smalti celebrano la metamorfosi d'una implacabile inclinazione fabbrile che esalta l'intuizione e l'ingegno e dà sfogo all'immaginazione. E' difficile pensare che da una materia così povera come l'argilla, che pure è una materia primordiale e perenne (dello stesso impasto dell'uomo), dopo il suo farsi e il suo comporsi con i colori e la sua cattura nel forno che avvampa, possano ottenersi simili alchimie.
Si sappia però che il mistero si compie perché la mente ha elaborato un progetto per trarne forme di rara bellezza.
Quella bellezza che Rorò sa plasmare con vero talento di artista e dalla quale è lecito aspettarsi esperienze sempre più impegnative;".
Monreale, 08/12/1998  
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